INTERVISTA AD EDOARDO FERRANTE

INTERVISTA AD EDOARDO FERRANTE

“Venivo da quattro mesi di infortunio, uno dei più strani della mia carriera. Dopo un periodo di buio pesto, siamo riusciti a risolvere il problema e, trascorso il Natale, le cose sono andate per il verso giusto. Sabato sono sceso di nuovo in campo e per me sono stati 12 minuti intensi, un secondo esordio dopo quello di Ravenna”.

A parlare del suo lungo calvario che l’ha tenuto lontano dal rettangolo di gioco per un quadrimestre è il difensore Edoardo Ferrante. L’ex capitano del Giulianova, ai taccuini della stampa locale, racconta la sua odissea. “Ricordo solo che dopo la partita di Ravenna, mentre scendevo dal pullman, mi sono accorto di non riuscire più a camminare. Nel frattempo abbiamo capito che si trattava di una fascite plantare cronica che inibiva ogni mio movimento fisico, cagionando anche degli scompensi muscolari. Non ci sono cure specifiche per questo tipo di problemi, solo esercizi di potenziamento che effettuo quotidianamente. Anche durante la sosta mi sono allenato perchè non posso più permettermi altri giorni di riposo. Se il mister dovesse chiamarmi, risponderò presente”.

“Il professionismo – prosegue il centrale di Arsita – è un sogno che rincorri da quando sei piccolo e l’averlo raggiunto con questa maglia grazie alla vittoria del Campionato di Serie D è stata per me un’occasione d’oro. Per un attimo, nei mesi iniziali, in preda allo sconforto, ho pensato di poter lasciare la Fermana, di curarmi a parte e ripartire da categorie inferiori. Ma la Società mi è stata vicina, ha dimostrato attaccamento alla mia persona come io l’ho mostrata a loro ed alla maglia. Non posso che ringraziare tutti perchè mi hanno aspettato e non so se altri dirigenti al loro posto lo avrebbero fatto. Considerata l’imprecisata diagnosi del mio infortunio, potevano pensare che io facessi finta, invece mi hanno sempre dato estrema fiducia”.

“Darò il mio contributo alla Fermana come ho fatto in questi mesi – sottolinea Ferrante – sia dal punto di vista del gruppo che dello spogliatoio. Anche nei mesi in cui non ero convocato, andavo in trasferta con i miei compagni perchè per me condividere un pranzo prepartita significa molto”.